VITA E MORTE NEL PARCO D'ABRUZZO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 28 Marzo 2011 00:00

L’avventura inizia a Civitella Alfedena, prezioso paesino ai piedi della Val di Rose a pochi metri dal lago di Barrea. Proprio qui, nello scenario autunnale del Parco Nazionale d’Abruzzo, i respiri del passato scolpito sulle pietre dei viottoli, incontrano il battito selvatico della natura.

Pietro è nato proprio qui, tra queste montagne, e conosce ogni angolo del parco che, per lui, non ha mai avuto segreti. E’ lui la guida di questo viaggio, la Guida Alpina d’Abruzzo che accompagna il passo entusiasta di noi intrepidi visitatori. Lo scopo principale della visita è l’avvistamento del Cervo, animale la cui storia è da sempre stata un ricamo impreziosito di mitologia e fantasie popolari, oltre che di un forte simbolismo di ataviche rimembranze che richiamano la fecondità ed il ciclo alternato della vita e della morte.

Con il termine dell’estate per il cervo si apre la “stagione degli amori”, pertanto non è stato difficile rubare qualche scatto qua e là, a testimonianza dei possibili combattimenti fra maschi che in questo periodo sono piuttosto usuali. Le grandi corna detti “palchi” ramificati dei maschi cominciano a crescere alla fine della primavera e raggiungono le loro dimensioni dopo circa cento giorni. Per l’animale la crescita dei palchi, costituiti da tessuto osseo, è uno sforzo enorme, paragonabile alla gestazione e al parto delle femmine. Migliori sono le sue condizioni fisiche, più grandi saranno le corna: in questo modo la natura si assicura che a riprodursi saranno i maschi capaci di dare alle femmine i figli più forti e più sani. Fra settembre e ottobre i maschi smettono di pascolare, iniziano a occupare le radure all’interno dei boschi e ad emettere bramiti, al doppio scopo di attirare le femmine e di scoraggiare gli altri maschi. Poco dopo l’accoppiamento, che avviene nella prima metà di Settembre, i palchi cadono e il maschio ritorna improvvisamente timido e pauroso. Le femmine invece si riuniscono di nuovo ai loro gruppi familiari.

Inghiottiti dalla notte, camminiamo faticosamente, e grazie alle nostre torce frontali riusciamo a proseguire il cammino. Lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi ha quel non so che di magico e misterioso che ci spinge a lasciarci trasportare dal fascino istintivo e selvaggio di questo posto. Il suono cupo e profondo di variabile intensità dei bramiti del cervo maschio accompagna le nostre voci sommesse, immersi interamente nella natura notturna. «E’ un concerto di suoni che si propaga da una parte all’altra della riserva, assumendo un fascino selvaggio. Un’orchestra che rimanda il corteggiamento.» L’alba del giorno dopo si schiude nella bellezza straordinaria della visione di un cervo maschio su un altipiano, fotografato in silenzio nella fierezza della sua inerte maestosità; visione indelebile e fragile allo stesso tempo, per cui ognuno cerca di non farsi notare per evitarne la fuga.

Tra rocce scivolose e fruscii di erbe calpestate, il giorno prosegue in un susseguirsi di avvistamenti, tra cui si riescono anche a vedere alcuni gruppi di femmine. Pietro spiega comunque l’insolita posizione dei branchi che, data la stagione secca, si sono spostati molto più in alto. Ma all’improvviso, dietro una radura, lo spettacolo si tinge di rosso: un enorme cervo maschio è caduto sotto i colpi di corna durante un combattimento; fatto insolito ma non raro, poiché spesso i combattimenti si concludono con la fuga del più debole senza spargimento di sangue.

Ma stavolta non è andata così. Mentre sulla cresta l’immagine di un maschio che insegue un gruppo di femmine richiama fortemente alla vita, ai piedi giace agonizzante questo splendido ed impressionante esemplare di cervo, le cui corna si allungano ormai verso una fine ormai imminente. Le luci del giorno ci abbandonano nuovamente, a malincuore, lasciano il povero cervo al suo vile destino e riprendiamo la via del ritorno, consapevoli di aver assistito alla bellezza e all’amarezza della vita e della morte. Così, mentre le stelle ed i bramiti continui dei cervi in amore sbiadiscono a poco a poco, forse un branco di lupi o qualche orso, quella notte, avrà trovato di che mangiare.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Ottobre 2011 08:54
 
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